C’è una verifica che spesso passa colpevolmente in secondo piano al momento di acquistare un’auto usata: accertarsi che il veicolo non abbia richiami di sicurezza ancora aperti.

Una campagna di richiamo viene avviata quando il costruttore individua un difetto che richiede un intervento su determinati veicoli. Può riguardare un componente dell’impianto frenante, dello sterzo, dei sistemi elettronici, degli airbag o di altro ancora
Un richiamo aperto significa che l’intervento previsto non risulta ancora completato. Ciò non è necessariamente un motivo per rinunciare all’acquisto, ma è un’informazione da conoscere prima di firmare il contratto, soprattutto quando il difetto può compromettere la sicurezza.

Le nuove regole del 2026

Un recente e noto caso è quello degli airbag Takata, che ha coinvolto milioni di automobili di diverse marche in tutto il mondo.

Il difetto riguarda alcuni dispositivi di gonfiaggio che, deteriorandosi nel tempo, possono rompersi violentemente durante l’attivazione dell’airbag, proiettando frammenti metallici nell’abitacolo, con conseguenze non difficili da immaginare per gli occupanti.

Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in Italia le campagne Takata hanno interessato complessivamente circa quattro milioni di veicoli, anche se una parte è già stata riparata.

La vicenda ha condotto all’introduzione di nuove misure. Il decreto MIT n. 229 del 2 luglio 2026 ha previsto verifiche specifiche sui richiami Takata anche in occasione della revisione periodica e del trasferimento di proprietà.

Dal 1° ottobre 2026, per i veicoli che rientrano nelle condizioni previste dal decreto, un richiamo non risolto può avere conseguenze sull’esito della revisione. Particolarmente delicata è la situazione delle auto soggette a Stop Drive, cioè all’indicazione di non utilizzare il veicolo fino alla riparazione.

Si tratta di disposizioni specifiche per gli airbag Takata, non applicabili automaticamente a qualsiasi campagna di richiamo.

Come controllare se un’auto usata ha richiami aperti

La verifica parte dal numero di telaio (VIN), il codice identificativo del veicolo, normalmente composto da 17 caratteri.

È importante utilizzare il VIN e non limitarsi a marca, modello e anno di immatricolazione: due auto apparentemente identiche potrebbero essere interessate da campagne differenti.

Prima dell’acquisto è consigliabile:

  1. Chiedere il numero di telaio al venditore, confrontandolo con quello riportato sui documenti e sul veicolo.
  2. Consultare il sito ufficiale del costruttore, dove molte case automobilistiche offrono strumenti per verificare i richiami tramite VIN.
  3. Contattare un’officina autorizzata, per accertare se esistano interventi ancora da eseguire e se i ricambi siano disponibili.
  4. Richiedere una conferma scritta quando il venditore dichiara che un richiamo è già stato risolto.

Si può acquistare un’auto con un richiamo ancora aperto?

La presenza di un richiamo non impedisce automaticamente la compravendita. Occorre però distinguere tra il trasferimento della proprietà e la possibilità di utilizzare il veicolo in sicurezza.

Se il richiamo riguarda un difetto grave, soprattutto in presenza di uno Stop Drive, la scelta più prudente è chiedere che la riparazione venga effettuata prima della consegna.

Gli interventi delle campagne ufficiali di richiamo per motivi di sicurezza sono normalmente gratuiti, anche quando la garanzia commerciale è scaduta. Per Takata, ad esempio, la gratuità è espressamente prevista dal decreto.

Il vero problema, quindi, potrebbe non essere il costo della riparazione, ma il tempo necessario per effettuarla. Se mancano i ricambi, l’auto potrebbe dover rimanere ferma.

Prima di versare una caparra è dunque opportuno chiarire quale componente sia difettoso, se il veicolo possa circolare, quando sia previsto l’intervento e chi gestirà eventuali ritardi.

Quali tutele per chi acquista?

Le garanzie dipendono anche dal tipo di venditore.

Se si acquista da un concessionario o da un professionista, si applica la garanzia legale di conformità del Codice del Consumo. Per le auto usate la durata può essere concordata in misura inferiore ai due anni, ma non sotto un anno. In presenza di un difetto di conformità, il consumatore dispone dei rimedi previsti dalla legge.

Negli acquisti tra privati, invece, valgono le disposizioni del Codice civile sui vizi della cosa venduta, con condizioni e termini differenti.

Un richiamo aperto non dà automaticamente diritto a sciogliere il contratto: contano la natura del difetto, le informazioni fornite dal venditore e le circostanze dell’acquisto.

Per evitare contestazioni, conviene documentare la presenza del richiamo e mettere per iscritto gli eventuali impegni del venditore a completare la riparazione.

Prima di firmare, meglio una verifica in più

Un’auto con un richiamo aperto non è necessariamente un cattivo acquisto, qualora l’intervento sia disponibile, gratuito e possa essere completato prima della consegna.

Diverso è il caso di un difetto grave, di uno Stop Drive o di una riparazione dai tempi incerti. In questi casi neppure uno sconto consistente dovrebbe prevalere sulla sicurezza.

Controllare il VIN, verificare i richiami e ottenere risposte documentate dal venditore sono quindi passaggi fondamentali. Ma la sicurezza di una compravendita non dipende da una sola verifica: richiede attenzione alla storia del veicolo, alla correttezza delle informazioni e alla gestione della transazione.

È proprio questa la filosofia di Secarepay: un ecosistema dedicato alla compravendita di auto usate che offre strumenti di controllo e sicurezza per aiutare acquirenti e venditori ad affrontare con tranquillità e trasparenza ogni fase dell’operazione, dall’inizio fino al momento del pagamento.